Storia del Rugby

 

È uno sport di origini nobili, nel quale il rispetto delle regole e degli avversari è considerato un valore fondamentale.

Lo stesso scrittore Oscar Wilde ha fatto questo paragone:
 «Il calcio è uno sport da gentiluomini fatto da bestie, mentre il rugby è uno sport da bestie fatto da gentiluomini… »

A onta della falsa immagine che in Italia lo relega generalmente tra gli sport brutali, esso deriva da origini nobili, perché nacque in uno dei più aristocratici college inglesi (quello di Rugby appunto, che gli ha dato il nome) anche se si tramanda che fu addirittura imagesintrodotto nel 1066 da Guglielmo il conquistatore.

Secondo la leggenda, il giovane studente William Webb Ellis, durante una partita di calcio disputata nel 1823, afferrò il pallone con le mani (allora era ancora rotondo) e anziché calciarlo come previsto, partì a razzo con la palla in mano verso l’opposta linea di fondo. Il 26 gennaio 1871, si formò la Rugby Football Union, che portò alla standardizzazione delle regole per tutti i club che giocavano una variante delle regole della Rugby School.

Gli anni 1890 videro uno scontro di culture all’interno del gioco, tra i club del nord composti da lavoratori e quelli del sud composti da “gentleman”, sulla natura del professionismo. Il 29 agosto 1895 ventuno club si separarono dalla RFU e si incontrarono al George Hotel di Huddersfield, formando la Northern Rugby Football Union con il suo insieme di regole, che sarebbe in seguito diventata la Rugby Football League (RFL).

 

Nascita del rugby in Italia

Secondo ricerche recenti la nascita del rugby in Italia va collocata tra il 1890 ed il 1895 a Genova per merito della comunità inglese. La prima partita di rugby in Italia fu incontro dimostrativo giocato nel 1910 a Torino tra il Racing Club de Paris e il Servette di Ginevra.

La prima partita disputata da una squadra italiana venne giocata l’anno seguente, il 2 aprile, a Milano tra l’US Milanese e i francesi del Voiron.Il 25 luglio venne istituito il “Comitato di propaganda” che in seguito, il 28 settembre 1928 , sarebbe diventato la “Federazione Italiana Rugby” (F.I.R.).

Il primo campionato italiano si svolse nel 1929 e comprendeva sei delle sedici squadre attive in Italia: fu vinto dall’Ambrosiana Milano. Il 4 settembre 1933, a Torino, l’Italia partecipa alla fondazione della FIRA (Féderation Internationale Rugby Amateurs) insieme a Francia, Spagna, Cecoslovacchia, Romania e Germania. Sarà con questi paesi che l’Italia avrà rapporti internazionali prima della Seconda guerra mondiale. Nessun contatto con i britannici.

Milano e Roma sono i grandi centri rugbistici italiani, ma si gioca anche a Torino, Bologna, Padova, Napoli, Genova, Brescia, Treviso, Rovigo, Parma. Conclusa la guerra, il rugby italiano scopre una nuova dimensione, grazie in particolare agli insegnamenti delle truppe alleate di stanza in Italia. I soldati sudafricani, neozelandesi, inglesi e australiani diventano i maestri del nuovo rugby italiano, ma l’Italia resterà sempre legata al modello francese, almeno fino ai primi anni ‘70. Gli alleati hanno comunque rafforzato il rugby nella provincia italiana e saranno città come Parma, Rovigo, L’Aquila, Padova e Treviso a dominare la scena interna e il campionato.

Nel 1973 l’Italia effettua la prima grande tournée in Sudafrica, diretta dall’ex pilone Springbook Amos Du Plooy. Seguono i viaggi in Inghilterra e Scozia e l’intensificarsi dei rapporti con l’Australia e la Nuova Zelanda. Poi tours in Nuova Zelanda e Fiji (1980), Australia (1981), Zimbabwe, Canada, Stati Uniti e ancora In Australia (1986), fino alla prima Coppa del mondo nella quale l’Italia incontra, perdendo, Nuova Zelanda e Argentina, e viene esclusa dai quarti di finale per differenza mete, nonostante la vittoria sulle isole Fiji.

Dal 1970 lo sviluppo e la conoscenza del gioco si sono molto arricchiti, grazie alla partecipazione al Campionato italiano non solo di grandi giocatori stranieri (Campese, Kirwan, Botha e Lynagh fra questi), ma anche di grandi tecnici: da Saby a Bish, da Villepreux a Greenwood, fino a Carwyn James e Nelie Smith e, per la Nazionale, Bertrand Fourcade e Georges Coste. Il rugby in Italia è amministrato dalla Federazione Italiana Rugby, che dal 1991 fa parte dell’International Board ed è anche membro fondatore della FIRA. L’Italia ha partecipato alla Coppa del mondo 1991, 1995, 1999, 2003 e 2007.

Dal 1994, guidata da Georges Coste, la Nazionale azzurra ha ottenuto importanti risultati che le hanno aperto (16 gennaio 1998), sotto la presidenza di Giancarlo Dondi, le porte del Cinque Nazioni, diventato Sei Nazioni dal 2000

Il sei nazioni4429095266_131fb5a9f8_o1

Il torneo più famoso prima della nascita della “Coppa del mondo” e del “Tri-nations” era il Cinque Nazioni (Five

Nations). Dopo l’ammissione, attorno al 1880, di Galles e Irlanda alle sfide con Scozia e Inghilterra, si cominciò a stilare una classifica annuale tra queste quattro squadre, classifica che rimase ufficiosa sino al 1994. Nel 1910 venne ammessa anche la Francia, squalificata dal 1931 al 1946, per motivi legati al professionismo e alla disciplina di gioco. In seguito questo torneo ha cambiato nome in quanto nel 2000 è stata ammessa un’altra nazione, l’Italia, e quindi oggi è chiamato il Sei Nazioni (Six Nations). Il torneo si è svolto regolarmente salvo durante le guerre mondiali e nel 1972, quando vennero annullate le partite interne dell’Irlanda per la situazione politica in Irlanda del Nord.

Nel corso di questo torneo, alcune sfide possono determinare anche l’assegnazione di alcuni titoli secondari, alcuni dei quali simbolici e non riportati in alcun albo d’oro ufficiale, ma comunque considerati da giocatori e tifosi di grande rilevanza.

La squadra che riesce a vincere tutte le 5 partite si dice aver realizzato il “Grande Slam”.
La squadra appartenente ad una delle quattro federazioni britanniche che riesce a vincere tutti i confronti con le altre tre, realizza la “Triple Crown”.

In palio negli incontri tra le squadre di Inghilterra e Scozia c’è la “Calcutta Cup”.
Dal 2007 è stato istituito un nuovo titolo secondario, il “Trofeo Garibaldi”, assegnato ogni anno alla vincente della partita fra Italia e Francia, le due formazioni di scuola latina del torneo.

Alla squadra classificatasi all’ultimo posto nel torneo viene attribuito il simbolico e beffardo “Wooden Spoon” (Cucchiaio di Legno), che non è un oggetto reale ma si richiama ad una tradizione universitaria di Cambridge, in cui gli studenti regalavano ai loro commilitoni che prendevano i voti più bassi agli esami un cucchiaio di legno (ma una leggenda vuole che tale oggetto esista e sia images-21conservato in un’isola inglese). Tale oggetto però nel caso del rugby non è mai esistito fisicamente.

Il caso di una squadra che alla fine del torneo risulti aver collezionato soltanto sconfitte, è invece un risultato negativo denominato nel gergo del 6 Nazioni come “Whitewash”.

 

Il tre nazioni

Il corrispettivo del Sei Nazioni al di sotto dell’equatore è il Tri Nations (ovvero “Tre Nazioni”): una competizione simile nel modello a quella europea, nata nel 1996, disputata da tre nazionali di rugby che sono tra le più celebri e forti al mondo ossia quella neozelandese, quella sudafricana e quella australiana.

Altri tornei per nazioni

Riprendendo un tentativo simile effettuato tra il 1998 e il 2001, si disputa dal 2006 il “”Torneo delle Sei Nazioni del Pacifico” con la selezione giovanile della Nuova Zelanda e le selezioni maggiori di Giappone, Samoa, Fiji , Tonga. Dal 2007 parteciperà anche la nazionale “A” (emergenti) australiana. All’interno di questo torneo le sfide tra Fiji, Samoa e Tonga danno origine al “Pacific Tri nations” che si disputa dal 1982.

Esistono campionati continentali in Sudamerica (dominato dal 1951 dall’Argentina), Africa, Asia (dominato dal Giappone). Saltuariamente di disputa anche la “Oceania Cup” e il “campionato dei Caraibi”.

In Europa esiste un Campionato Europeo per nazioni, strutturato su 7 “Divisioni” con un un meccanismo di promozioni e retrocessioni e non vede la partecipazione delle nazionali impegnate nel Sei Nazioni. É chiamato anche “Sei Nazioni B”. Nella sua precedente forma (Coppa Fira o Coppa Europa), disputata sino al 1997, vedeva la partecipazione della Francia (che però schierava quasi sempre squadre minori) e della Italia che lo vinse proprio nel 1997, battendo i transalpini (che schierarono parte della formazione che sei giorni prima aveva vinto il 5 nazioni facendo il grande slam) a Grenoble. In questo trofeo, la Romania, tradizionale dominatrice, è ultimamente incalzata da Georgia e dal Portogallo. Questo trofeo serve anche a determinare le posizioni delle squadre nel caso siano previste le qualificazioni mondiali; in tal caso queste squadre entrano in gioco tardi rispetto ad altre europee.

 

IL TERZO TEMPO

Una tradizione importante nel gioco del rugby è il “Terzo Tempo”.1239755_10202132642786216_166487026_n

Anche nei campi della massima serie italiana, “Il Super 10″, al termine della partita i giocatori delle due squadre sono soliti ritrovarsi assieme ai tifosi e a tutti coloro che hanno preso parte allo svolgimento della gara per festeggiare l’incontro appena concluso. La tradizione prevede un banchetto, offerto dalla squadra che ha ospitato l’incontro. L’atmosfera di cordialità nella quale si stemperano le tensioni della partita è uno degli aspetti che più divertono chi vi partecipa e più affascinano chi segue questo sport da un punto di vista esterno.

 

 

Il rugby è uno sport da gentlemen.

Prima di tirare il pallone, indietro, al tuo compagno, tu devi controllare che lui stia bene, che sia ben disposto, aperto, disponibile, ottimista. Non puoi tirargli un pallone vigliacco che gli arriva assieme a due energumeni che gli fanno del male. Però, mentre tu fai tutto questo bel ragionamento etico, ce n’è altri ventinove che ti guardano, di cui quattordici tuoi e quindici no, e di questi tre ti corrono addosso, due grossi e uno piccolo, ma cattivo, e la prima tentazione è di dare il pallone al tuo compagno.”

Marco Paolini


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